In caso di ictus, ci sono 60 minuti a disposizione per mettersi in salvo: ecco cosa fare…




L’ictus è una malattia che si rivela molto diffusa al giorno d’oggi, e certe volte si tratta di un problema che ha delle conseguenze fatali per chi ne è affetto. Si tratta di un problema su cui bisognerebbe intervenire, ma i progressi scientifici non si rivelano del tutto soddisfacenti per scongiurare definitivamente i pericoli legati a tale malattia. In ragione di ciò, appare più che opportuno fare il possibile in nostra conoscenza al fine di scongiurare i pericoli gravi che tale male comporta.

Si tratta di una malattia che presenta pochi sintomi, tra questi il totale deficit del linguaggio, come anche della vista, ma anche della sensibilità e anche nel movimento. Perché avviene ciò? Quando il tutto si verifica, accade in quanto al cervello arriva poco ossigeno. Come mai il cervello riceve poco ossigeno? Per via di un vaso occluso: è questo il caso di un infarto di tipo cerebrale. Ma l’ictus può nascere anche quando il vaso invece che occludersi si rompe, ed è questo il caso dell’emorragia intracerebrale. Vi è poi una terza forma di ictus, che viene chiamata aneurisma cerebrale.



Detto questo, c’è da dire anche che l’ictus si può prevenire, e tutto questo costituisce senza dubbio un’ottima notizia. Per cui, appare fondamentale intervenire appena si avvertono i primi sintomi. E’ importantissimo recarsi in ospedale entro i primi 60 minuti, perché anche un solo minuto in più potrebbe fare la differenza, esattamente come avviene per le malattie cardiache. Il trattamento con i farmaci diventa efficace se eseguito entro 4 ore dall’inizio dei vari sintomi, e sono 6 le ore più importanti per trattare i vasi più grandi mediante la trombectomia meccanica, dove viene introdotto uno stent capace di rimuovere l’ostruzione e di ripristinare il naturale flusso di ossigeno. Come riportato da La Stampa, ad affermare ciò è la professoressa Valeria Caso, a capo della European Stroke Organization.

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